“Ikea, i diritti non si smontano”
Riccardo Chiari e Frida Nacinovich, FIRENZE, 12.07.2015, “Il Manifesto”
Multinazionali. Sciopero riuscito, si ferma l'80% dei seimila addetti nei megastore italiani. La Filcams Cgil: "Con la disdetta del contratto integrativo, i part-time che sono il 70% dei lavoratori guadagnerebbero circa 550 euro al mese invece di 750".
Lavoratori Ikea di Sesto Fiorentino
La multinazionale
minimizza. Ma è riuscita a tenere aperti i suoi 21 megastore
italiani solo grazie al lavoro degli stagisti e dei lavoratori
a tempo determinato, cui si sono affiancati gli stessi dirigenti per tenere
aperta qualche cassa. Lo sciopero all’Ikea è riuscito, alla fine Filcams
Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs parlano di un’adesione dell’80%, calcolando
una media nazionale. Ma ad esempio a Sesto Fiorentino ha incrociato
le braccia più del 90% degli addetti, così come a Collegno nel torinese:
“Noi abbiamo organizzato anche un tranquillo corteo interno – segnala Stefano
Morgantini – e ci siamo accorti che il punto vendita restava aperto
solo grazie ai tempi determinati. Che di fatto sono una sorta di prigionieri
politici”.
La lotta per riconquistare il contratto integrativo prosegue. Il nuovo
round è già stato fissato per il 22 luglio prossimo. E se la multinazionale
insiste, almeno a parole, sulla linea dura, le categorie confederali
del commercio vanno avanti con la benedizione dei vertici di Cgil, Cisl
e Uil: “Pieno sostegno e solidarietà ai lavoratori di Ikea in
lotta per una giusta causa”, scrive su twitter Anna Maria Furlan. Mentre
Susanna Camusso conia l’hashtag #IdirittiNonSiSmontano#, e Carmelo
Barbagallo approfondisce: “Anche l’Ikea cade vittima della sindrome
della multinazionale. Il grande gruppo svedese, fino a ieri modello
di corrette relazioni sindacali, in nome di un maggior profitto cancella
anch’esso, in un colpo solo, anni di attenzione ai problemi del lavoro”.
Ad accompagnare lo sciopero ci sono stati tanti presidi davanti ai megastore.
Da una parte all’altra della penisola centinaia di lavoratori e lavoratrici
si sono impegnati in volantinaggi per informare una clientela generalmente
all’oscuro dello sciopero. Sono stati organizzati cortei interni ed esterni
ai punti vendita, piccoli comizi, letture pubbliche e miniconcerti,
flash mob davanti ai megastore romani di Anagnina e Bufalotta. C’è
stato un simbolico funerale del contratto integrativo, e anche una
cocomerata. “Molti clienti hanno solidarizzato – fanno sapere Filcams
& c. — preferendo sostenere la lotta e rimandando gli acquisti”.
Altri hanno fatto finta di nulla e sono entrati.
Davanti all’Ikea di Sesto Fiorentino anche Giuliana Mesina, segretaria
nazionale della Filcams Cgil: “Siamo soddisfatti, è stata una risposta
importante da parte dei lavoratori. Difficile per l’azienda non tener
conto di questo collettivo di persone, così unito e solidale nel
rivendicare i suoi diritti. Perché la disdetta del contratto integrativo,
unita alla richiesta di diminuire o eliminare alcune voci retributive,
si fanno sentire. Particolarmente su quel 70% dei seimila addetti con contratti
part-time”.
All’Ikea di Collegno lavora Stefano Morgantini, anche lui della Filcams:
“La disdetta del contratto affonda in particolare chi ha un part-time
a 20, 24 o 28 ore. Sono più della metà dei miei colleghi. Persone
che senza premi e domeniche guadagnerebbero circa 550 euro al mese,
e solo grazie alle integrazioni arrivano a 750”. La multinazionale
replica: “Il quadro del mercato è radicalmente cambiato,
quell’integrativo con festività pagate al 130% e premi aziendali fissi
non si potrà più avere”. Ma Morgantini puntualizza: “Solo chi ha il vecchio
contratto per lavorare la domenica riceve il 130% in più della paga giornaliera.
Ma sono solo il 10% dei dipendenti. Per tutti gli altri il lavoro festivo vale
il 30% in più, non oltre”.
Non basta. Ikea vorrebbe rendere variabile il premio aziendale che
i lavoratori ricevono a fine anno, e cambiare i criteri
per il premio di partecipazione. “Sono misure che renderebbero il
lavoro più precario — chiarisce Morgantini — con un premio fisso tutti,
part-time e full-time, sanno di poter contare su una settantina di euro
in più al mese”. Senza contare che questa decisione unilaterale
dell’azienda spazza via gli accordi interni ai singoli punti vendita, faticosamente
ottenuti negli anni: “Piccoli ma importanti traguardi come la pausa di quindici
e non di dieci minuti, e le otto festività ’ sacre’ pagate al 130%”.
A tirare le somme Vincenzo Dell’Orefice della Fisascat Cisl: “Il premio
aziendale e le maggiorazioni per il lavoro domenicale festivo rappresentano
due istituti contrattuali che incidono, rispettivamente, solo per l’1,9%
ed il 5,3% sul costo dell’ora lavorata. Per questo consideriamo incomprensibile
la decisione di recuperare le perdite di conto economico (per Ikea 53
milioni negli ultimi tre anni, ndr) esclusivamente su questi due istituti
contrattuali, del tutto ininfluenti ai fini del miglioramento della
gestione. Più in generale, riteniamo insensato agire tanto drasticamente
sul costo del lavoro”.